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Italia: Ora stop all’inferno fiscale, altrimenti saltiamo!

In ogni profonda crisi si possono creare opportunità di cambiamento.
Il presidente Conte dice di voler metter mano a riforme necessarie che l’Italia attende da tempo. Si cominci con l’iniquo e bizantino sistema fiscale italiano che non può reggere alle devastanti conseguenze economiche sul nostro agonizzante pil, dovute al coronavirus.

Si riduca la pressione fiscale più alta del mondo sulle attività produttive e si riformino i metodi di riscossione da stato di polizia tributaria che considera il contribuente un evasore presunto. Il nostro abnorme livello di tassazione ha reso l’Italia uno “stato canaglia” per gli investitori stranieri, ormai scomparsi e spinge i nostri imprenditori, giustamente, a scappare. Gli stati europei più tartassatori, a partire dal nostro, vogliono risolvere questo problema costringendo gli altri stati membri ad alzare la pressione fiscale.

Con la scusa della famigerata armonizzazione, vogliono evitare di ridurre le proprie pretese con la conseguenza di rendere l’intera Europa un inferno fiscale anti-impresa. Non è certo questa la strada da intraprendere.

L’esempio degli Stati Uniti d’America ci dimostra come il sistema dei 50 stati – che funziona bene da oltre 3 secoli – si regga su una federazione che ha un’unica voce forte su politica estera, difesa e altri grandi temi, come l’immigrazione, un’unica tassa (bassa) federale, ma l’assoluta e virtuosa competizione e libertà fiscale tra stati. Se nel Tennessee vogliono ridurre le tasse per rilanciare la propria economia statale non devono chiedere il permesso al Wisconsin o farsi autorizzare da Washington e tutti gli stati americani sono costretti a tener bassa la propria tassazione per competere.

I titoli del nostro debito pubblico secondo S&P sono tripla B, ma Fitch taglia il rating e ora siamo un gradino sopra i junk bond, cioè spazzatura. Invece i titoli del debito pubblico giapponese sono A+, ai vertici dell’affidabilità. L’entità del debito nipponico oscilla intorno al 200% sul pil, il più alto tra le economie avanzate, mentre quello italiano è al 134% sul pil, sempre enorme e con previsione del FMI al 155% a causa del covid, ma sempre molto più basso del Giappone. La differenza sull’affidabilità dei titoli del debito dei 2 stati presa in esame dalla agenzie di rating è anche data dal rapporto gettito fiscale/pil che in Italia è 11 punti superiore rispetto al Giappone. L’Italia, quindi, per ridurre il debito non può più utilizzare la leva fiscale, ormai alzata al massimo e anche per questo, in assenza di riforme strutturali, il suo debito è considerato più rischioso. La BCE non puó più utilizzare la diminuzione del tasso di interesse, ormai negativo, come stimolo per l’economia, quindi l’Italia è in un vicolo cieco.

Per arrivare ad una benefica riforma strutturale di riduzione e semplificazione del sistema fiscale serve peró il coraggio di tagliare la spesa pubblica non necessaria, gli enormi sprechi che conosciamo. Questo puó farlo solo un governo capace di far indietreggiare lo stato, quindi la politica, dal ruolo di gestore e intermediario debordante e dannoso di pezzi di economia. Lo tsunami coronavirus impone all’Italia di scegliere tra il tenere in piedi il vecchio sistema clientelare, il capitalismo di relazione, il parastato sprecone fatto di migliaia di partecipate ed enti fasulli, corruzione e assistenzialismo, oppure dare fiducia e far respirare imprese e partite iva, l’economia vera, quella della produzione nel mercato.

Con questa maggioranza di governo non ci facciamo troppe illusioni. Serve un’altra visione del mondo ed un governo liberale per l’Italia.

Andrea Bernaudo
Presidente Liberisti Italiani