GREEN PASS: la posizione di Andrea Bernaudo

GREEN PASS: la posizione di Andrea Bernaudo

L’analisi e la linea di un tema di queste dimensioni – per arrivare ad una posizione di sintesi – necessita una discussione interna almeno alla Direzione di Liberisti Italiani. Per questi motivi mi assumo in toto la responsabilità di anticipare pubblicamente la posizione che proporrò alla Direzione e di farlo subito, vista l’assoluta urgenza, dovuta all’accelerazione del governo con l’introduzione del green pass obbligatorio anche per avere il diritto di andare a lavorare.

Non ho mai messo in discussione la validità del vaccino ed io per primo, alla prima data possibile, mi sono liberamente vaccinato e va dato atto che la campagna vaccinale del governo Draghi ha raggiunto importanti risultati.
Il tema è tuttavia politico: l’obbligo del green pass per circolare – perfino per lavorare – diventa ora uno strumento necessario per vivere, anzi per sopravvivere.
Con questo provvedimento il governo italiano ha voluto “de facto” rendere obbligatorio il vaccino, senza farlo formalmente e questo non è un modo corretto di operare, perché così si pongono in essere dubbi di carattere costituzionale e la violazione di precise normative europee.

Il Green Pass (in base alla normativa dell’UE) nasce, infatti, per agevolare la libera circolazione delle persone tra gli stati membri UE durante la pandemia. La stessa normativa europea – che prevale su quella nazionale – esclude espressamente ogni discriminazione diretta o indiretta delle persone non vaccinate.

Considerato che quasi tutti i paesi aderenti all’Unione Europea – i cui regolamenti hanno valore vincolante per l’Italia – hanno scelto di non imporre alcun lasciapassare per accedere alle attività lavorative, noi chiediamo che anche l’Italia segua la pratica degli altri paesi, Germania in testa, adottando la verifica di positività al Covid attraverso autotest rapidi (salivari antigenici immediati) su base volontaria – da parte di cittadini, lavoratori e aziende – nel rispetto della libera scelta individuale, nel rispetto della privacy e della tutela del valore fondamentale del diritto a lavorare, necessario alla propria sussistenza e a quello della propria famiglia.

Ci sono oltre quattro milioni di lavoratori in Italia che, nonostante l’asfissiante propaganda del governo a reti unificate e la gigantesca macchina da guerra messa in campo, non hanno voluto vaccinarsi. Questo è il dato di fatto di cui occorre tenere conto nell’elaborazione di provvedimenti volti a garantire il graduale ritorno ad una vita normale.

Possiamo guardare ad altre esperienze come Germania, Svizzera e tanti altri Stati, democratici ed avanzati, alle prese con la campagna vaccinale e con le resistenze di chi non intende sottoporsi al vaccino. Abbiamo visto in questi stati introdurre nei protocolli, ad esempio, i tamponi salivari antigenici immediati, acquistabili ovunque, il cui costo sotto un euro è infinitamente minore rispetto agli attuali tamponi omologati in Italia e ci sembra una buona soluzione.

Se l’obiettivo del Governo è quello di bloccare i contagi, per evitare la ripresa di forza del virus, anziché rendere la vita impossibile a chi non intende vaccinarsi ed obbligarlo a farlo coartando la sua volontà, rischiando di mandare in tilt le aziende e una buona parte del mondo del lavoro, deve calare sul tavolo una proposta risolutiva pragmatica e meno liberticida, che sia rispettosa anche delle persone restie ai vaccini anti-Covid, che non possono essere discriminate in alcun modo e nello stesso tempo continuare a monitorare il tracciamento e impedire la risalita dei contagi.

Si deve lavorare sul tracciamento, omologare i tamponi salivari antigenici a basso costo, con linee guida che diano più fiducia alla responsabilità individuale.
Le linee guida di questo “green pass” obbligatorio, al contrario, stanno mettendo sotto stress innanzitutto le aziende e i lavoratori, in un momento delicatissimo per la nostra economia.

Il Presidente Draghi fermi l’introduzione del green pass obbligatorio per lavorare, non è un provvedimento all’altezza del “governo dei migliori”, ma una rozza mannaia liberticida da paese totalitario, senza contrappesi e che rischia di mandare in tilt tutta la filiera produttiva e che sta creando anche pericolose tensioni in tutto il paese.

Il provvedimento del cosiddetto Green Pass risulta gravemente limitativo e discriminatorio, impone l’esecuzione di test che, per il loro costo e per le difficoltà di effettuazione presso laboratori o farmacie, impediranno, di fatto, di esercitare la propria attività lavorativa in Italia con gravissime ripercussioni sia sul fronte economico che sociale.

Il Governo utilizzi modi meno invasivi e autoritari per contrastare una possibile ripresa dei contagi da Covid fino alla fine dello stato di emergenza, dal quale l’Italia deve uscire al più presto con responsabilità, ma senza derive autoritarie.