Con la scusa di Floyd i buonisti di professione distraggono le masse

Con la scusa di Floyd i buonisti di professione distraggono le masse

Strategie e ipocrisie (Andrea Bernaudo su Libero del 22/6/2020)

La propaganda statalista alza il volume a livelli insopportabili. Utilizza “rivoluzionari” alla Di Battista, nuovi profeti come le sardine e vecchi arnesi no-global per tentare in extremis e a reti unificate di anestetizzare le masse col solito spauracchio anti-capitalista.

Così, mentre si avvicina inesorabile l’incasso dei miliardi, quelli veri, non quelli immaginari del governo, cioè gli F24 dei contribuenti da pagare al fisco, gli statalisti ri-alzano il pugno e tentano l’ennesima operazione di distrazione di massa contro il mostro liberista.

Dopo la morte di George Floyd – per mano del balordo poliziotto di Minneapolis, già assicurato alle galere americane, su cui ci sarà processo immediato e pena esemplare – i nostri “compagni” si sono scatenati. L’uccisione di Floyd conferma la serie ininterrotta di morti ammazzati dalla mano pesante della polizia americana che, dati alla mano, non distingue tra bianchi, gialli o neri, va giù pesante, da sempre ed in modo interrazziale. Il ginocchio sul collo di quell’uomo ha ferito soprattutto noi liberali, atlantisti e americani col kappa. Ma di colpo ha ricompattato la sinistra violenta, anti-liberista e massimalista, che ha messo a ferro e fuoco mezza America. In tutto il mondo hanno alzato il volume della propaganda anti-americana, ma da noi hanno trovato subito grandi e potenti megafoni.

Quel poliziotto non rappresenta più un problema irrisolto: cioè l’abuso della forza della polizia americana, ma rappresenta l’America, l’occidente e, ovviamente, le politiche neo-liberiste (il “turboliberismo” ce lo devono sempre ficcare dentro in questi casi). Il solito carosello utilizzato ad arte dall’intellighenzia statalista e anti-liberale.

Di questa “intellighenzia” ne parlò, combattendola per primo, Indro Montanelli, che per questo venne gambizzato e soprattutto per questo ancora oggi vilipeso e la sua memoria imbrattata di vernice rossa. Rosso, come il sangue che scorre nelle piazze di Hong Kong nel silenzio dei nostri buonisti di professione.

Nelle loro passerelle non una parola per ricordare l’anniversario del 4 giugno 1989…

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