Meloni promette l’abolizione strutturale, ma alle Regioni andranno oltre 2 miliardi di compensazioni. Il punto è uno: come fare a evitare che in futuro rientri dalla finestra?
L’abolizione del bollo auto è una buona notizia. Punto. Non possiamo scandalizzarci perché lo Stato rinuncia a una tassa, neppure quando si tratta di una riduzione irrisoria rispetto all’enorme massa di denaro prelevata ogni anno dalle tasche degli italiani. Anche un solo euro lasciato a chi lo ha prodotto è preferibile a un euro consegnato alla voracità della macchina pubblica. Naturalmente, rispetto alla pressione fiscale complessiva, l’abolizione del bollo per le automobili di piccola e media potenza è poco più di un granello di sabbia nel Sahara. Ma non per questo va criticata. Semmai bisogna chiedere al governo di proseguire e di avere il coraggio di affrontare la vera questione: come verrà compensato il mancato gettito delle Regioni?
Il provvedimento prevede per il 2027 un trasferimento complessivo di circa 2,29 miliardi di euro alle Regioni e alle Province autonome. Giorgia Meloni ha assicurato che l’abolizione non sarà limitata al 2027, ma diventerà strutturale. Bene. Tuttavia, se la misura sarà permanente, dovrà esserlo anche la sua copertura. Ed è qui che cominciano i problemi. Se lo Stato elimina una tassa ma rimborsa integralmente le Regioni usando altro denaro prelevato ai contribuenti, non siamo ancora davanti a una vera riduzione fiscale. Stiamo semplicemente spostando il prelievo da una casella all’altra del bilancio pubblico. Il cittadino non pagherà più il bollo, ma potrebbe ritrovarsi a finanziarne l’abolizione attraverso altre imposte, nuovo debito oppure maggiori addizionali regionali IRPEF.
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