LA POSIZIONE E LA PROPOSTA DI LIBERISTI ITALIANI SUL “GREEN PASS”

LA POSIZIONE E LA PROPOSTA DI LIBERISTI ITALIANI SUL “GREEN PASS”

(come da delibera della Direzione Nazionale del 20/10/2021)

“Liberisti Italiani non ha mai messo in discussione la validità del vaccino e va dato atto che la campagna vaccinale del governo Draghi ha raggiunto importanti risultati.

Il tema è tuttavia politico: l’obbligo del green pass per circolare – perfino per lavorare – diventa ora uno strumento necessario per vivere, anzi per sopravvivere.

Con i decreti legge sul cd “green pass” emessi nei mesi di luglio, agosto e settembre 2021 (e relativi dpcm attuativi) il Governo italiano, ha dapprima limitato l’accesso alle attività culturali, a chi fosse sprovvisto di lasciapassare verde poi a quelle sportive, quindi a quelle ricreative e di ristorazione, poi ai trasporti ed alle università e da ultimo anche alle attività lavorative pubbliche e private.

Con questi provvedimenti il governo italiano ha voluto “de facto” rendere obbligatorio il vaccino, senza assumersi la responsabilità della sua legittimità e della sua organizzazione e applicazione e questo non è un modo corretto di operare, perché così si pongono in essere dubbi di carattere costituzionale e la violazione di precise normative europee.

Se il tema è allora il pericolo di derive autoritarie, la chiave di lettura corretta da parte di un partito di matrice liberale è innanzitutto che i cittadini siano messi in grado di vigilare che queste gravi limitazioni alle libertà individuali, consentite dal nostro ordinamento costituzionale solo in caso di comprovata emergenza e con riserva di legge (Articolo 16 della Costituzione) non si protraggano ad libitum a causa della mancata definizione chiara dei parametri dell’emergenza.

Chiediamo di poter vigilare sull’effettivo permanere dello stato di emergenza invocando trasparenza sia con riguardo ai parametri con i quali si definisce oggi l’emergenza sanitaria, così come è stato fatto per classificare i territori in zone rosse gialle e verdi; sia con riguardo alle rilevazioni periodiche di tali parametri: una sorta di accountability dell’emergenza sanitaria.

Il Green Pass (in base alla normativa dell’UE) nasce, infatti, per agevolare la libera circolazione delle persone tra gli stati membri UE durante la pandemia. La stessa normativa europea – che prevale su quella nazionale – esclude espressamente ogni discriminazione diretta o indiretta delle persone non vaccinate.

Considerato che quasi tutti i paesi aderenti all’Unione Europea – i cui regolamenti hanno valore vincolante per l’Italia – hanno scelto di non imporre alcun lasciapassare per accedere alle attività lavorative, noi chiediamo che anche l’Italia segua la pratica degli altri paesi, Germania in testa, adottando la verifica di positività al Covid attraverso autotest rapidi (salivari antigenici immediati) su base volontaria – da parte di cittadini, lavoratori e aziende – nel rispetto della libera scelta individuale, nel rispetto della privacy e della tutela del valore fondamentale del diritto a lavorare, necessario alla propria sussistenza e a quello della propria famiglia.

Ci sono oltre quattro milioni di lavoratori in Italia che, nonostante l’asfissiante propaganda del governo a reti unificate e la gigantesca macchina da guerra messa in campo, non hanno voluto vaccinarsi. Questo è il dato di fatto di cui occorre tenere conto nell’elaborazione di provvedimenti volti a garantire il graduale ritorno ad una vita normale.

Possiamo guardare ad altre esperienze come Germania, Svizzera e tanti altri Stati, democratici ed avanzati, alle prese con la campagna vaccinale e con le resistenze di chi non intende sottoporsi al vaccino. Abbiamo visto in questi stati introdurre nei protocolli, ad esempio, i tamponi salivari antigenici immediati, acquistabili ovunque, il cui costo sotto un euro è infinitamente minore rispetto agli attuali tamponi omologati in Italia e ci sembra una buona soluzione.

Se l’obiettivo del Governo è quello di bloccare i contagi, per evitare la ripresa di forza del virus, anziché rendere la vita impossibile a chi non intende vaccinarsi ed obbligarlo a farlo coartando la sua volontà, rischiando di mandare in tilt le aziende e una buona parte del mondo del lavoro, deve calare sul tavolo una proposta risolutiva pragmatica e meno liberticida, che sia rispettosa anche delle persone restie ai vaccini anti-Covid, che non possono essere discriminate in alcun modo e nello stesso tempo continuare a monitorare il tracciamento e impedire la risalita dei contagi.

Si deve lavorare sul tracciamento, omologare i tamponi salivari antigenici a basso costo, con linee guida che diano più fiducia alla responsabilità individuale.

Le linee guida di questo “green pass” obbligatorio, al contrario, stanno mettendo sotto stress innanzitutto le aziende e i lavoratori, in un momento delicatissimo per la nostra economia.

Liberisti Italiani propone pertanto di omologare e introdurre in Italia la verifica di positività al Covid attraverso autotest rapidi (salivari antigenici immediati) per l’accesso ad ogni luogo nel quale è consentito attualmente l’accesso solo a chi è munito di green pass.

L’attuale modello fondato sul green pass non è una misura all’altezza di uno stato di diritto liberale, ma una misura liberticida, senza contrappesi e che rischia di mandare in tilt tutta la filiera produttiva e che sta creando anche pericolose tensioni in tutto il paese.

Il provvedimento del cosiddetto Green Pass risulta gravemente limitativo e discriminatorio, impone l’esecuzione di test che, per il loro costo e per le difficoltà di effettuazione presso laboratori o farmacie, impediranno, di fatto, di esercitare la propria attività lavorativa in Italia con gravissime ripercussioni sia sul fronte economico che sociale.

Il Governo utilizzi modi meno invasivi e autoritari per contrastare una possibile ripresa dei contagi da Covid fino alla fine dello stato di emergenza, dal quale l’Italia deve uscire al più presto con responsabilità, ma senza derive autoritarie”.